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Covid: come ha riscritto le regole della moda?

“Tra oggi e ottobre, dovremo ripensare a come la moda può ridefinire il valore e suscitare un impatto positivo e duraturo”.

Con queste parole Eva Kruse, CEO della Global Fashion Agenda, si esprimeva in merito al futuro della moda alla vigilia della fase 2 del lockdown. Con milioni di persone nel mondo confinate in quarantena a causa dell’emergenza Covid, i dibattiti sul futuro di qualsivoglia settore economico e culturale erano prassi quotidiana. A distanza di un paio di mesi, ora che le nostre vite sembrano finalmente ripartire, possiamo gettare uno sguardo più lucido su un passato che ci ha messo alla prova e tirare qualche conclusione riguardo a cosa aspettarci nei mesi a venire.

Quello della moda, insieme con l’arte e il turismo, è stato uno dei primi settori a risentire della pandemia che ha messo in ginocchio le economie mondiali. Emblematico è il caso della Milano Fashion Week, le cui sfilate più rilevanti si sono svolte a porte chiuse, e di altre manifestazioni internazionali che hanno avuto un analogo destino. Tra gesti eclatanti – come quello del giovane stilista salentino Demita, che ha dato fuoco alla collezione 20/21 in segno di protesta – e analisi più o meno pessimistiche, in qualche modo ci siamo rimessi in piedi e abbiamo guardato al futuro con altri occhi.

Ecosostenibilità: la chiave per la ripresa

In un mondo con un’economia sull’orlo del baratro si cerca di dar la precedenza a ciò che è davvero importante. Alla luce di affermazioni come queste, il settore moda sembrava davvero in pericolo: giudicato un mondo frivolo per antonomasia da gran parte delle masse, in che modo poteva sperare di sopravvivere? Paradossalmente, questo mondo così leggero e sfavillante ha dimostrato un’incredibile vena creativa nella ripresa, e si è aperto a nuove strade più sostenibili e durature. Lo stesso Giorgio Armani, icona italiana delle passerelle mondiali, ha posto fortemente l’accento sull’importanza di virare verso scelte più sostenibili in termini di tessuti, lavorazioni e durata delle collezioni. Meno moda flash e meno spreco, trend che non passino dopo un solo anno, soluzioni di lavorazione rispettose dell’ambiente: ecco la chiave da cui ripartire. O meglio, da mettere in evidenza, considerato che la ricerca di soluzioni più etiche ed eco-friendly è un trend che va per la maggiore già da diversi anni.

Abbiamo così visto la riscoperta di fibre ecologiche come la canapa, una vera e propria panacea per il settore che, tra le altre cose, ha riportato sotto i riflettori il dibattito per una regolamentazione delle coltivazioni.

La mascherina: da freddo dispositivo di protezione ad accessorio trendy

Non solo fibre innovative: abbiamo assistito all’ascesa delle mascherine colorate, griffate e stampate come accessori. Del resto, se dobbiamo indossarle per legge, tanto vale farlo con stile, no? In questo modo si unisce l’utile al dilettevole: indossare dispositivi necessari ma originali lasciando le mascherine ad alto livello di protezione a chi ne ha davvero bisogno, come gli immunosoppressi che nelle prime fasi di lockdown si sono trovati seriamente esposti al pericolo quando le mascherine erano pressoché introvabili nelle farmacie.

E, sempre a proposito di mascherine, molte case di moda si sono dedicate al confezionamento di questo irrinunciabile capo che nei nostri ricordi futuri sarà l’emblema di un 2020 senza dubbio extra-ordinario.

Spunti di riflessione: la ricerca della normalità come unica via di ripresa

Ma c’è un ulteriore punto che dovrebbe far riflettere: la moda mare continua ad attirare vendite nonostante la crisi economica. Verrebbe da chiedersi se abbia senso pensare alle vacanze quando non si sa come sbarcare il lunario. Al di là delle critiche e dei facili perbenismi, questo dato fa riflettere. Dopo una primavera che ci ha visti soli, spaventati e incerti sul futuro, la caldissima estate che stiamo vivendo è un traguardo che ci siamo conquistati con sacrificio. E quindi ben venga anche la vacanza in tempi sfavorevoli. Perché la vacanza in estate è la normalità, e in tempi straordinari come questo è proprio di normalità che abbiamo bisogno per sentire che riusciremo a venirne fuori. Può sembrare controverso, eppure in un anno in cui il passato sembra la sceneggiatura di un distopico moderno e il futuro è offuscato dallo spettro di una seconda ondata della malattia, questa estate rubata è un momento in cui tirare il fiato e tornare a vivere. E la moda, in tal senso, è un valido alleato.

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